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Leone dixit: tecnologia non fa rima con libertà

Joseph Ratzinger, quando era cardinale, affermò: “Il Progresso non ha partorito l’uomo migliore, una società migliore e comincia a essere una minaccia per il genere umano”. Quando fece questa affermazione impegnativa, a cavallo degli anni Ottanta, mi sembrò molto interessante, ma passò sotto silenzio perché evidentemente disturbava “i padroni del vapore”.

Pregando sulla tomba di San Francesco, ad Assisi, Papa Prevost ha ripreso questo concetto affermando che: “La libertà è messa a rischio dall’onnipotenza tecnologica”. Ma mentre Ratzinger pensava “in grande stile”, cioè si riferiva al ‘progresso’ portato dalla Rivoluzione industriale, Prevost la circoscrive all’oggi.

Scrive Mauro Magatti sul Corriere della Sera (9 novembre): “Aumentano i nuclei composti da una sola persona, soprattutto tra gli anziani, ma anche tra i giovani adulti… la famiglia, che per generazioni è stata la principale rete di protezione e di socialità, è oggi più piccola, fragile e instabile. Mentre i turni di lavoro 24h 7×7 rendono difficile persino incontrarsi coi proprio familiari”.

C’è da notare, innanzitutto, che non è solo la libertà a essere messa a rischio (chi cazzo se ne frega della libertà) ma l’intero essere umano nella sua umanità, è il fenomeno del transumanesimo, venuto prepotentemente alla ribalta con l’avvento della AI, vale a dire l’Intelligenza artificiale.

Inoltre è interessante il riferimento a San Francesco che non è il Francesco ‘piacione’, vale a dire il penultimo Papa, ma è, appunto, il Santo di Assisi. Benché vissuto a cavallo fra il 1100 e il 1200, Francesco, quello vero, è un santo molto moderno. Un santo ecologico (Dal Cantico delle creature: “…Laudato si’, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature, spezialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significazione. Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l’ai formate clarite e preziose e belle. Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento e per aere e nubilo e sereno e onne tempo, per lo quale a le Tue creature dai sustentamento. Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile e preziosa e casta. Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la notte: et ello è bello e iocundo e robustoso e forte. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta e governa, e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba…”).

San Francesco, quello vero, è importante anche perché è un santo ‘pauperista’. Figlio di un mercante, si rese conto, con un certo anticipo direi, di come il mercato avrebbe favorito i ricchi ai danni dei poveri. Che è, all’ennesima potenza, ciò che stiamo vivendo oggi. Il mercato ha sfondato e cancellato ogni senso del sacro anche nelle feste più tradizionali della Chiesa. Come il Natale.

Che il Natale sia diventata una festa consumistica, priva ormai di ogni significato spirituale, lo sappiamo da tempo. Ma che si arrivasse a cambiare, grazie alla solita IA, anche i connotati fisici di Babbo Natale significa che siamo arrivati all’Everest del consumo: il volto del Babbo, abbandonato il classico rubizzo, verrà sostituito da un QR code che grazie all’intervento dell’Intelligenza artificiale ne riprodurrà uno nuovo a richiesta, secondo la volontà del committente. Nemmeno le renne vengono lasciate in pace, verranno sostituite da un monopattino elettrico, con cui i ragazzini potranno far strage di anziani sui marciapiedi (è l’unico dato positivo). Alla slitta succederà un trolley di gigantesche, mai viste dimensioni, in fibra di carbonio.

Ma torniamo a Prevost. Mi pare, posso sbagliare, parlo in partibus infidelium, che Papa Leone XIV abbia capito una cosa, fondamentale: che più la Chiesa si mondanizza, cioè si adegua ai tempi, smarrendo la sua ‘ragione in ditta’, che è la cura dell’anima (sempre che un’anima esista, non sono fatti miei) più perde il consenso, che si indirizza verso religioni più spirituali come il Buddismo, l’Islamismo o, addirittura, l’astrologia.

Siamo quindi lontanissimi dalla sapienza della Chiesa di Paolo che con alcuni istituti, come la confessione e il perdono, anticipa Freud e risolve, o almeno cerca di risolvere, alcuni conflitti interiori, traumatici, dell’essere umano.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano 26-11-2025

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La (dis)informazione in mano all’IA

Una volta chiunque adombrava dubbi sull’informazione, ritenendola capziosa e censuratoria, veniva bollato come “complottista”, oggi davanti allo strapotere delle multinazionali del “capitalismo della sorveglianza” per citare un bel libro che consigliamo di Soshana Zuboff, la realtà supera la fantasia e anche di molto!

I giornalisti di The Verge riportano una loro inchiesta: l’intelligenza artificiale di Google non si vuole pronunciare sulla salute mentale di Donald Trump, almeno negli Stati Uniti. Una disparità di trattamento rispetto ai presidenti USA che l’hanno preceduto, in particolare Barack Obama e Joe Biden. Questo accade sia sul motore di ricerca sia in modalità AI, anche se ci sono effettivamente alcune discrepanze ulteriori.

Google si barrica dietro alla discrezionalità generale del servizio, che non interviene in qualsiasi query, ma è allo stesso tempo molto facile attribuire al fatto una connotazione politica.

Sia nel caso di Biden sia nel caso di Trump si è parlato moltissimo, pubblicamente, delle loro condizioni mentali, soprattutto in virtù del fatto che sono i presidenti più anziani della storia degli USA. È insomma irrealistico pensare che l’AI di Google non abbia materiale per esporre la propria sintesi. Diventa quindi molto facile immaginare che la scelta di Google sia consapevole e proattiva, anche se naturalmente non possiamo, almeno per ora, sindacare sulle motivazioni. Tuttavia, proprio qualche ora fa, Trump e YouTube hanno patteggiato un accordo extra-giudiziale per una causa intentata dal presidente USA relativa alla chiusura dell’account in seguito alla rivolta del 6 gennaio 2021.

Complottisimo?

Fonte: https://www.hdblog.it/google/articoli/n633353/google-trump-ai-salute-mentale-blocco/

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La beffa di Apple

Un Iphone 17 costa da un minimo di 950 ero ad un massimo di 1500 (praticamente 25 volte più del nostro Cubot j20 semi-degooglizzato che telefona perfettamente e fa discrete foto!). Uscito da poco, si sono notate resse di persone per acquistarlo (https://video.sky.it/news/mondo/video/india-in-centinaia-in-fila-a-mumbai-per-liphone-17-1037049).

Ma dopo l’acquisto la beffa: non pochi utenti hanno chiamato l’assistenza Apple. Per quale motivo?

Uno smartphone dovrebbe avere una funzionalità principale: fare le telefonate, ed è proprio questo a non funzionare! Praticamente il nuovissimo e costosissimo Iphone ha difficoltà a fare e ricevere chiamate! Verrebbe da ridere se non fosse cosa seria.

“Ad alcuni consumatori che si sono rivolti direttamente al supporto Apple è stato detto di avviare un reso o di inviare in assistenza il dispositivo per un reset.”

Il secondo problema dell’Iphone 17 dotato di fotocamere potentissime di ultima generazione, è che semplicemente funzionano male!

“I nuovissimi iPhone 17 che Apple ha presentato durante l’evento a essi dedicato andato in scena la scorsa settimana sono affetti da un fastidioso bug della fotocamera che fa apparire piccole aree oscurate, sotto forma di riquadri neri o distorsioni di luce, in special modo quando sullo sfondo è presente un pannello LED molto luminoso.”

Sarà opera di qualche luddista? 🙂 🙂

Fonte: https://www.punto-informatico.it/iphone-17-bug-della-fotocamera-per-i-modelli-pro-pro-max-e-air/

https://www.punto-informatico.it/iphone-17-problemi-nelleffettuare-chiamate/

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Lo strapotere di Google aumenta…

Interesserà pochi la notizia che Google obbligherà tutti gli sviluppatori Android a registrarsi centralmente presso la società, pagando una quota, accettando termini non negoziabili e fornendo documenti di identità insieme a tutti gli identificativi delle loro applicazioni.

Questa registrazione forzata costringerebbe gli autori di software open source, tradizionalmente distribuiti tramite F‑Droid, a rivelare la propria identità e a cedere il controllo degli identificativi delle app a Google, annullando così il canale indipendente che F‑Droid utilizza per compilare, firmare e distribuire software verificabile e privo di tracciamenti.

Lo strapotere di Google così sarà quasi totale, non permettendo più a canali indipendenti ed open source di distribuire app sicure e libere. Sarà la chiusura di Fdroid che infatti invita alla mobilitazione scrivendo ai rappresentanti europei perchè boccino questa norma che lede la libertà di ogni utente Android di liberarsi, nel proprio smartphone, dell’invasione della multinazionale USA che sostiene il genocidio palestinese e tramite un massiccio controllo di dati personali, rende tutti meno liberi…

Fonti: https://www.lealternative.net/2025/09/29/la-nuova-imposizione-di-registrazione-di-google-minaccia-f%e2%80%91droid/

https://f-droid.org/en/2025/09/29/google-developer-registration-decree.html

Firma la petizione!

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Il Grande Fratello è tra noi…

In questo clima alquanto annoiato, tra un genocidio in corso, sostenuto, è bene sempre ricordarlo, dalle big tech Usa quali Google (https://masjidalaqsa.com/boycott/google-israel-bds) e Meta (https://danieleluttazzi.wordpress.com/2024/08/19/il-fact-checking-di-facebook-e-pilotato-dalla-cia-e-altre-cose-che-non-sapevate-dei-social/), una notizia “mordi e fuggi” è apparsa nei siti di informazione.

Il governo USA e quello cinese hanno raggiunto un accordo sulla famosa piattaforma Tik Tok, bandita in USA.

Ora, cosa c’entrino i governi con un social, dovrebbe essere una domanda scontata, ma c’è di più:

Secondo Skytg24, “Novità importanti in arrivo dagli Usa per quanto riguarda TikTok. Secondo il Wall Street Journal, infatti, sarebbe stato siglato un accordo che prevede che le attività americane dell’app siano controllate da un consorzio di investitori che include Oracle, Silver Lake e Andreessen Horowitz. Secondo le fonti citate dal Wsj, entrando nel dettaglio, verrà creata una nuova entità per far operare l’app negli Stati Uniti controllata all’80% da investitori americani e per il 20% da azionisti cinesi. La nuova società, tra l’altro, avrà un consiglio di amministrazione a prevalenza americana, con un componente del board nominato dallo stesso governo statunitense. 

In altre parole il governo americano entrerà nel consiglio di amministrazione di un social, decidendo ovviamente politiche e modalità di uso. Se consideriamo che l’IA governa oramai ogni aspetto di uno smartphone e pure di molte app preinstallate in ognuno di esso (https://luddisti.noblogs.org/?p=157), c’è da essere preoccupati. Uno spionaggio legalizzato cui gli utilizzatori non avranno alcun controllo, felici di inviare video con animali o balletti insulsi, profilati in maniera certosina da nuovi orwelliani controllori…

Riteniamo che disinstallare social e app google e Meta dipendenti dal proprio smartphone, sia una necessità (https://luddisti.noblogs.org/?p=149) per chi tiene alla propria privacy, sostenendo solo realtà federate come Mastodon. O app come Signal o Delta Chat…

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“Siate meccanici, siate luddisti”: così si resiste al tecnocapitalismo

Per il professor Sadowski le parole “mechanic” e “luddite” sono da intendere in un contesto critico. Entrambi, in senso metaforico, incarnano un modo di vivere il capitalismo tecnologico. I “mechanic”, i meccanici, sono le persone che coltivano curiosità su come il mondo funziona, mentre i “luddite” (i luddisti) hanno posizioni più consapevoli delle funzioni intrinseche della tecnologia. Il termine luddista prende origine dal movimento nato nel Regno Unito durante i primi anni del 1800 che, preoccupato dagli impatti dei macchinari industriali sul lavoro degli artigiani, ha ingaggiato una lotta contro le fabbriche, accusandole di peggiorare le condizioni di vita. Tanto all’epoca quanto oggi, i luddisti non sono refrattari alle tecnologie in quanto tali ma alle loro implicazioni. Il luddismo odierno è un movimento molto più complesso di quello che, nel XIX secolo, il governo britannico ha represso con la violenza e con leggi ad hoc.In sintesi, il meccanico comprende come funziona un sistema, mentre il luddista sa perché è stato costruito, a quali scopi serve e quando dovrebbe essere smantellato o distrutto. Entrambi i modelli, sostiene Sadowski, sono cruciali per una critica puntuale del tecno-capitalismo…Continua…

Articolo tratto da guerreinrete.it

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Esperimenti luddisti…

La mania, o fobia, di acquistare smartphone ipercostosi con fotocamere potentissime e perlopiù inutili e giga e giga di ram, ha un senso per un utilizzatore che lo usa per le funzioni quotidiane come chattare, guardare un sito e sopratutto telefonare?

Un’indigestione di telefoni costosi per soddisfare le esigenze del mercato, non certo quelle di chi l’acquista.

Forti di questa premessa, da buoni luddisti, abbiamo fatto un esperimento: acquistato su uno store cinese a poche decine di euro (meno di 40 per la precisione) uno smartphone considerato obsoleto: un Cubot J20 con 3 Gb di ram, Android 12 go e schermo piccolo da 4 pollici come erano in uso qualche anno fa prima che i “padelloni” da 7 e oltre pollici non prendessero il sopravvento. Il telefono, cosa alquanto rara e importante per prolungare la durata del dispositivo, ha la batteria estraibile.

Dimenticavi le foto da urlo (ma a cosa servono poi?), la complusività di cliccare velocemente e ossessivamente, i suoni da discoteca, questo telefono è un telefono. Nulla più…

Procedendo con la configurazione, appena acceso, non abbiamo autorizzato l’account google, ma scaricato F-droid. Da lì installato le app opensource di Fossify (Telefono, contatti, galleria, file…) congelato tramite Canta e Shizuko, le app proprietarie di Google (Gmail, Google go, Drive…). Messo un lanciatore minimale dark per risparmiare la batteria (Minimal Launcher da F-droid). Installato Aurora Store che permette l’aggiornamento e installazione senza account google, delle app di sistema o altre non presenti su F-droid (tipo Banca o Poste) e Fulguris un web browser leggero e che ha il blocco ads e tracker integrato, ma anche il clone sicuro di Firefox, Fennec, se volete un browser che ha la sincronizzazione, funziona perfettamente. Pe le email, vi consigliamo DeltaChat, un progetto opensource davvero interessante, si può usare come client tradizionale di posta (come Thunderbird) o per chattare in maniera criptata.

Per le vostre chat private, evitate, oltre che il proprietario e insicuro Whatsapp, anche Telegram che non solo non è criptato di default, ma è comunque un immagazzinatore di dati…Molly (Signal opensource) è un ottima alternativa, come il protocollo XMPP (Conversation), criptato e sicuro.

Infine, abbiamo cambiato i dns, inserendo quelli privati e sicuri di Libredns.

Il risultato è quello che vedete in foto: un telefono minimal, sicuro, che sta in tasca, con le funzioni base e anche più.

Si può “prendere a martellate” la tecnologia anche così: recuperando vecchi pc o telefoni. Risparmiando soldi e non facendosi imbambolare dalle facce sorridenti di chi usa l’ultimo Iphone!

L’ambiente ringrazierà, come anche la privacy…

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La privacy di Meta…

Un ex dipendente ha denunciato Meta perché avrebbe ignorato numerose vulnerabilità di sicurezza e problemi di privacy presenti in WhatsApp. In seguito alle segnalazioni inviate ai dirigenti (anche direttamente a Mark Zuckerberg), Attaullah Baig (responsabile del team dedicato alla sicurezza) è stato licenziato. L’azienda di Menlo Park ha dichiarato che le accuse sono false.

Nella denuncia presentata dall’organizzazione Psst.org e dallo studio legale Schonbrun, Seplow, Harris, Hoffman & Zeldes per conto di Baig è scritto che Meta non ha rispettato l’accordo sottoscritto con la FTC (Federal Trade Commission) nel 2019. L’azienda di Menlo Park (all’epoca si chiamava ancora Facebook) ha pagato una multa di 5 miliardi di dollari e promesso di migliorare la privacy su Facebook, Instagram e WhatsApp (dopo lo scandalo Cambridge Analytica).

L’ex dipendente afferma che oltre 1.500 ingegneri potevano accedere a dati sensibili (immagini, posizione, elenco dei contatti e altri) degli utenti senza restrizioni, violando quindi l’accordo con la FTC. Baig ha inoltre segnalato vulnerabilità di sicurezza sfruttate dai cybercriminali per accedere ad oltre 100.000 account WhatsApp al giorno.

Né i supervisori, né i dirigenti, tra cui Mark Zuckerberg, hanno ascoltato i suoi suggerimenti per migliorare sicurezza e privacy. Alla fine, Baig è stato licenziato a febbraio 2025, dopo aver presentato una denuncia alla SEC (Securities and Exchange Commission) perché Meta non ha informato gli investitori sui rischi di cybersicurezza.

Fonte: https://www.punto-informatico.it/meta-ignorato-vulnerabilita-whatsapp/

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Boicotta le VPN israeliane!

Le forze dell’ordine israeliane hanno utilizzato il software Pegasus per spiare i cittadini. Israele è la patria dello spionaggio informatico e paradossalmente sempre più utenti che si chiedono come navigare sul web in modo sicuro, acquistano, forse senza saperlo, una VPN israeliana!
Una VPN, lo ricordiamo ai neofiti, è uno strumento di sicurezza informatica che dovrebbe nascondere i tuoi dati di navigazione e rendere anonima l’attività di Internet, anche se invisibilità e anonimato in realtà, non sono garantiti affatto con una Vpn. In caso una protezione in più, anche per accedere a siti che hanno blocchi e restrizioni.
La cosa inquietante è che due tra le maggiori vpn, sono gestite da aziende israeliane che spesso hanno nei loro consigli di amministrazione, ex esperti delle forze armate!

Ovvero credi di essere invisibile o anonimo (cosa che tra l’altro una vpn non garantisce, come dicevamo prima) e invi i tuoi dati ad aziende site in un paese noto per i suoi software di sorveglianza.

Tra l’altro, è in essere un boicottaggio (https://www.is-boycott.com) verso Israele che sta compiendo un genocidio verso il popolo palestinese, ed è bene conoscere il nome di queste aziende.

-Private Internet Access è un servizio VPN che da novembre 2019 è di proprietà di Kape Technologies che è una società israeliana fondata nel 2011 da un ex ufficiale dell’intelligence israeliana nell’Unità 8200 nell’IDF sotto il nome di Crossrider. La società è stata associata a pubblicità e malware. Intorno al 2017 si è rinominato Kape Technologies. Oggi offre due prodotti, ExpressVPN e CyberGhost che sono due delle vpn più utilizzate e conosciute. Dopo il 7 ottobre, l’uomo d’affari Teddy Sagi, CEO di Kape Technologies e proprietario di Private Internet Access, ha preso provvedimenti per sostenere i soldati IOF, donando 1 milione di shekel a un progetto che fornisce taxi per i soldati dell’IDF in congedo per spostarsi tra le loro case e le posizioni di dispiegamento.
(fonte: L’uomo d’affari israeliano del Jerusalem Post)

Diffidate pure di siti tipo vpnMentor.com, sito web per recensioni, guide e notizie VPN che conduce anche “ricerche” per identificare e segnalare le minacce informatiche.
vpnMentor.com è anche esso di proprietà della società israeliana Kape Technologies…

Aggiungo che mentre le persone in Iran cercano modi per rimanere in contatto in maniera sicura, le autorità iraniane stanno avvertendo i cittadini di non utilizzare i servizi VPN gratuiti.

Più della metà delle VPN gratuite, secondo il governo iraniano, raccolgono informazioni sensibili e le inviano ai server all’estero, all’oscuro degli utilizzatori.

Hola VPN trasferisce i dati degli utenti a una società chiamata Luminati, che ha sede in Israele. Su questo l’Iran non ha tutti i torti… Leggi qui

Se dovete scegliere una vpn sceglietela bene, evitate quelle israeliane, gratuite e non…

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Lo spione Facebook…

Facebook può accedere alle foto del telefono, anche se non sono state condivise. Non solo quelle che si postano, ma anche gli screenshot imbarazzanti, le foto sfocate, i selfie scartati. Meta ha introdotto silenziosamente i “suggerimenti per la condivisione del rullino fotografico“, una funzione che analizza tutto il contenuto della galleria fotografica per proporre collage e album tematici. Il problema? Molti utenti stanno scoprendo che questa opzione è già attiva senza che ricordino di averla autorizzata.

Considerando che Meta possiede Instagram come Whatsapp potete capire da soli la portata di tale opzione, che non è un’opzione ma una strategia bel chiara; una tattica sempre più comune delle big tech, l’erosione progressiva della privacy. Prima chiedono il permesso di accedere alle foto per “permetterti di condividerle”. Poi aggiungono la possibilità di “suggerire” cosa condividere. Infine analizzano tutto l’archivio fotografico per “migliorare l’esperienza” Ogni passaggio sembra innocuo, persino utile. Ma il risultato finale è che un’azienda privata ha accesso completo alla propria vita digitale più intima. Una miniera d’oro di informazioni che rivelano dove andiamo, con chi usciamo, cosa compriamo, dove viviamo, dove lavoriamo. Meta può dedurre lo stato economico dalle location, le relazioni dalle persone nelle foto, gli interessi dagli oggetti che fotografiamo.

Questi dati valgono miliardi. Permettono pubblicità iper-targettizzata, previsioni comportamentali, sviluppo di nuovi prodotti. E ora, con l’esplosione dell’AI, servono anche per addestrare modelli sempre più sofisticati di riconoscimento e generazione di immagini.

Questo Blog vi consiglia di eliminare ogni traccia di Meta come di Google, esistono alternative molto più sicure e libere che pian piano vi proporremo…

Fonte: Tom’s Guide


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